Inventai dunque una me stessa che voleva un'aggiunta al mondo J'inventai donc une autre moi-même qui voulait un ajout au monde
Anna Maria Ortese

Silvia Ricci Lempen, écrivaine, scrittrice

J’écris. J’ai écrit, j’écris, j’écrirai. Je raconte des histoires. Je me bagarre avec les idées. J’écrivais, je suis en train d’écrire, j’aurai écrit.
Scrivo. Ho scritto, scrivo, scriverò. Racconto storie. Mi accapiglio con le idee. Scrivevo, sto scrivendo, avrò scritto.

I sogni di Anna

Questo romanzo è stato pubblicato in versione francese (Les Rêves d’Anna) a fine aprile 2019, presso la casa editrice en bas di Losanna, e in versione italiana (I sogni di Anna) a fine ottobre 2019 presso la casa editrice Vita Activa di Trieste, con illustrazioni di Daria Tommasi. Si tratta di un progetto bilingue assai particolare, premiato da una borsa di scrittura della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, che consiste non già nella traduzione da una lingua all’altra bensì in due versioni originali., scritte in parallelo durante più di cinque anni. Il romanzo è lo stesso, ma le due versioni presentano alcune differenze espressive e strutturali, che rispecchiano due universi linguistici e culturali inconfondibili. 


Così venne il discorso dei sogni di Anna. Ne faceva moltissimi, non c’era confronto fra la sua vita notturna favolosa e la vita notturna della gente comune. Nessuno faceva tanti sogni come lei; o forse, se aveva ragione la scienza, secondo la quale tutti sognano ogni notte, nessuno aveva la sua capacità di ricordarsi i sogni che faceva. Anna ci aveva parecchio riflettuto. I sogni si sa che non somigliano per niente a come si svolge la vita di giorno, dove gli eventi sono concatenati e si producono l’uno appresso all’altro. O la memoria, disse Anna, non trattiene i sogni appunto perché sono così sconclusionati, e non puoi legare una scena con un’altra; o è il contrario, i sogni sono sconclusionati perché la memoria non li deve trattenere. Ma c’è anche gente che non ci crede affatto, che i sogni li facciamo e poi li dimentichiamo, come nel paese dove sono nata io: lì credono che i sogni sono una cosa rara perché sono messaggi di Dio, o del diavolo, e Dio e il diavolo solo ogni tanto hanno qualcosa da farci capire.

“Ma tu non glielo dicevi, che sognavi tutte le notti?”“I sogni sono segreti e ce ne sono poche, di persone alle quali ti va di parlarne”.


Silvia Ricci Lempen è nata a Roma nel 1951 e vive dal 1975 nella Svizzera francese. È bilingue al punto di non sapere qual’è la sua lingua madre e scrive sia in francese che in italiano. Ha studiato filosofia alle università di Roma e di Ginevra e ha esercitato le professioni di giornalista e di insegnante universitaria, impegnandosi anche nel movimento femminista. Il suo primo lavoro letterario, autobiografico, scritto in francese (Un Homme tragique, ed. L’Aire), ha vinto nel 1992 il prestigioso Prix Michel-Dentan, e in traduzione italiana (Una Famiglia perfetta, Iacobelli) è stato scelto come libro del mese dagli ascoltatori di Fahrenheit nel marzo 1911.  Silvia Ricci Lempen ha pubblicato altri romanzi in francese, alcuni anch’essi premiati, e un romanzo in italiano (Cara Clarissa, 2012, ed. Iacobelli).